I vantaggi di casa Olympus

 

Pur essendo un estimatore del sistema Sony, per qualità dei sensori e delle ottiche, non ho mai smesso di apprezzare i vantaggi indiscutibili offerti dal sistema micro 4/3 e da Olympus in particolare, in determinate circostanze.  Se infatti è indiscutibile il gap qualitativo nei confronti dei formati più grandi (“full frame”) in termini di tenuta agli alti ISO, gamma dinamica ed entità dello sfuocato, alcuni vantaggi derivanti dal sensore più piccolo possono realmente fare la differenza: peso e dimensioni contenute di corpo macchina e ottiche, efficacia della stabilizzazione, possibilità di “focus stacking” direttamente in macchina.  Questi ultimi due, in particolare, consentono di realizzare scatti con elevati ingrandimenti a mano libera e con estesa Profondità di Campo.

da sinistra a destra: Sony A7R3 + FE 28 mm f.2 – Olympus OMD EM1 II + Olympus 30 mm f.3,5 macro – Sony A73 + FE 24-70 mm f.2,8 GM

 

Vediamo di affrontare un punto alla volta:

  1. Risoluzione: Il sensore della Olympus OMD- EMKII ha 20 mpx, contro i 42 mpx di una Sony A7R3. Vince Sony a mani basse.
  2. Tenuta agli alti ISO: per Olympus è buona fino a 1600 ISO, con Sony, dato il sensore più grande, si arriva in scioltezza a 6400. Ancora Sony nettamente davanti.
  3. Gamma dinamica: non ci sono dubbi sul fatto che i sensori  full frame di ultima generazione siano caratterizzati da una capacità di recupero delle ombre nettamente superiore rispetto a quella dei sensori micro 4/3. La gamma dinamica di una Sony A7R3 (o A73) sfiora i 15 stop sul raw, mentre Olympus non arriva a 13. Anche qui la Oly ne esce con le ossa rotte.
  4. Sfuocato: viste le diverse dimensioni del sensore, a parità di angolo di campo inquadrato Sony scatterà con una lunghezza focale doppia, il che si traduce in una sfuocatura molto maggiore, usando lo stesso diaframma. In altre parole, per ottenere l’entità dello sfuocato di un Sony 24 mm f.2,8 dovremmo utilizzare un Olympus 12 mm f.1,4. No match.

Che cosa mi ha spinto allora a tenere un corredo Olympus? Vediamo.

Peso e dimensioni

Sebbene il corpo macchina Olympus sia solo leggermente più piccolo di una Sony mirrorless full frame, le ottiche, dovendo coprire un formato di dimensioni inferiori, sono minuscole. E se alla Sony attaccate un obiettivo luminoso, come il 24-70 mm f.2,8, scoprirete ben presto che non si usa mirrorless per il risparmio di peso, in quanto le leggi della fisica (dimensioni del sensore e del relativo gruppo ottiche) non possono essere aggirate. Il peso complessivo di un tris di ottiche Olympus composto da 12 mm f.2 (24 mm equiv.), 30 mm f.3,5 (60 mm equiv.) e 45 mm f.1,8 (90 mm equiv.), è di soli 375 grammi, meno della metà di quanto pesa il solo 24-70 mm f.2,8 GM di Sony. Se aggiungiamo un corpo performante come l’Olympus OMD E1 (mark 2 o 3), non arriviamo al chilo di peso. Strabiliante.

Stabilizzazione

I sensori Sony e Olympus sono entrambi stabilizzati, ma le dimensioni inferiori di quest’ultimo si traducono in una maggiore efficienza del dispositivo, con un “guadagno” in termini di tempi di posa utilizzabili che può arrivare a 6,5 stop (per determinate combinazioni fotocamera obiettivo). Anche Sony se la cava piuttosto bene (si veda questo articolo sulla stabilizzazione di Sony abbinata al telezoom 200-600 mm), ma di sicuro non è al livello di Oly.

Per meglio comprendere quanto sopra consiglio di leggere questo articolo sui vantaggi della stabilizzazione.

Allo scopo di illustrarvi le strabilianti prestazioni di Olympus, allego alcuni scatti eseguiti a mano libera con tempi di scatto di 4 secondi (!!!). In questo caso i 6,5 stop si sono raggiunti e superati abbinando alla OMD EM1 lo zoom  Olympus 12-100 mm. f.4 Pro.

                   Villa Reale di Monza, 12 mm (24 equiv.), 5 secondi di esposizione, F.4, mano libera guadagno di circa 7 stop

                        Milano, zona Garibaldi, 35 mm (70 equiv.), 2 secondi F.4, mano libera guadagno di circa 7 stop 

               Piazza Gae Aulenti, 12 mm (24 equiv.), 4 secondi, F.4, mano libera guadagno di circa 6,5 stop

La cosa interessante è che durante i 4 secondi di esposizione le vibrazioni trasmesse dalle mani si avvertono chiaramente nel mirino. Il sistema di stabilizzazione le compensa così efficacemente da consentire riprese della massima nitidezza fino ai bordi dell’immagine. Naturalmente la percentuale di scatti perfettamente nitidi a 4 secondi si riduce (diciamo uno su 4), ma con 1 secondo di esposizione già ci si avvicina al 100%. Incredibile. Ricordiamo che per un sensore full frame il “tempo di posa di sicurezza” senza stabilizzazione equivale al reciproco della lunghezza focale utilizzata. Con un 24 mm (o il 12 mm di Olympus), dovremmo scattare con tempi di 1/30 circa o più veloci per evitare il mosso, anche su soggetti statici.

        Olympus 75 mm f.1,8 (150 mm equiv.) – 1/8 di secondo a F.1,8 – mano libera, 4,5 stop di guadagno circa (crop 100% sotto)

   In sintesi, con una Olympus è realmente possibile scattare senza l’ausilio del treppiede, in situazioni apparentemente impossibili. E questo si traduce in un ulteriore risparmio di peso. Si pensi alla fotografia notturna, al reportage ed alla street, nella quale sarà possibile evidenziare il contrasto tra elementi statici e dinamici della composizione, con l’uso di tempi di scatto molto lenti (1/2 di secondo, a titolo di esempio).


Focus stacking in macchina

Abbiamo provato questa funzione integrata negli ultimi corpi macchina Olympus, quando abbinati ad alcuni obiettivi della casa (non tutti). Tra questi il 30 mm f.3,5, un’ottica piccolissima, economica, ma di eccellenti performance ottiche fino al rapporto di ingrandimento di 1:1,25 (un po’ più della grandezza naturale). Qui potete leggere i vantaggi del focus stacking nella fotografia di paesaggio. In ambiente “macro”, la funzione è ancora più utile, per almeno due motivi:

  1. perchè ad elevati rapporti di ingrandimento la PdC (profondità di campo) è così limitata che risulta impossibile avere tutto il soggetto a fuoco, con uno scatto solo. Di qui la necessità di eseguire più scatti, mettendo a fuoco punti diversi, per poi unirli in postproduzione tramite appositi software
  2. perchè non conviene chiudere troppo il diaframma, in quanto il fenomeno della diffrazione finirebbe col compromettere la nitidezza dell’immagine. A titolo di esempio, è meglio “unire” tre scatti con diaframma F.4, che effettuare un solo scatto con diaframma chiuso a F.16.

La funzione di Olympus è estremamente facile da utilizzare, anche a mano libera grazie all’efficacissima stabilizzazione. In pratica la macchina farà una sorta di scansione eseguendo fino a 10 scatti (a scelta del fotografo) con spostamento automatico della messa a fuoco dal front al back focus. L’operazione dura una frazione di secondo tanto da poter essere eseguita a mano libera: il sensore stabilizzato si occuperà di compensare eventuali micro movimenti.

Vediamo alcuni esempi: tutti a mano libera e con diaframma f.3,5, a sinistra con un solo scatto, a destra con la funzione focus stacking attivata. Sarebbe stato impossibile ottenere lo stesso risultato utilizzando un diaframma più chiuso con un solo scatto. Tutti gli scatti verranno registrati sulla scheda, mentre l’ultimo consisterà in uno “stack” dei precedenti. Peccato solo per il formato Jpeg e non Raw.

 

 

 

 

 

Conclusioni

Affiancare un corpo Olympus al proprio corredo, può rivelarsi utile in molte situazioni:

  • quando vogliamo viaggiare particolarmente leggeri, e senza treppiede
  • quando vogliamo utilizzare tempi di posa molto lunghi in pieno giorno (servirà un filtro ND), a mano libera
  • per fotografare nell’ora blu ed in situazioni notturne, senza dover alzare gli ISO
  • per macrofotografie perfettamente nitide senza l’ausilio del treppiede o di attrezzature ingombranti.

 

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